Psicoterapia individuale a indirizzo analitico

Dagli scritti di Jung: La psicologia analitica è una reazione contro l’esagerato razionalismo della coscienza, la quale, cercando di generare processi indirizzati, si isola dalla natura e così strappa l’uomo dalla sua naturale storia e lo trapianta in un presente razionalmente limitato che si estende al breve periodo tra la nascita e la morte.

Questa limitazione genera un sentimento di accidentalità che ci impedisce di vivere la vita con quella ricchezza di significati che essa richiede per essere completamente vissuta […] la psicologia analitica cerca di far breccia nelle mura, scavando nell’inconscio per trarne fuori quelle immagini fantastiche che l’intelletto aveva rigettato.

Durante un percorso analitico si impara a prendere confidenza con le parti inconsce che abbiamo rigettato, «messo in soffitta o in cantina», ma che non per questo smettono di agire.

Impariamo a riconoscere e integrare tutte le parti della personalità per pervenire a un equilibrio e a una pienezza che la sola parte «razionale» non riesce a raggiungere: se solo quella fosse sufficiente, infatti, non vi sarebbe ragione di parlare di disagi psicologici o malattie psicosomatiche.

I sogni

L’utilizzo dei sogni notturni è parte integrante e fondamentale del lavoro analitico. Siamo noi che «fabbrichiamo» il sogno, è la nostra parte profonda, il nostro più intimo consigliere che cerca di farsi ascoltare.

Il sogno è un frammento di attività psichica «involontaria» che ci permette di far luce su aspetti della vita cosciente che la persona ha rimosso, o che non vuole considerare.

Ci permette di vedere parti di noi importanti, infatti ciò che viene visto nel sogno deve ancora trovare realtà nella vita cosciente.

Il sogno è un racconto, che ha un inizio, uno svolgimento e una fine, e come un racconto o un buon film, ci consente di prendere atto ed elaborare ciò che razionalmente non riusciamo a raggiungere.

Il sogno è però «birichino» e raramente dice all’Io diurno cosa e come fare, al più ci rappresenta una possibilità, ma soprattutto lascia al sognatore il compito di trarre conclusioni o prendere decisioni, e in ogni caso induce a riflettere su accadimenti e pensieri in ottica diversa e più completa.

Il processo di individuazione

Obiettivo essenziale di un percorso analitico è aiutare ciascuno a divenire sé stesso autenticamente, a completare la propria specifica personalità portando alla luce parti inconsce e consentire loro di essere integrate nel complesso della psiche contribuendo a guidare la persona verso la piena realizzazione di sé.

Solo quando conscio e inconscio si parlano, solo quando siamo capaci di prendere in considerazione i messaggi del profondo, possiamo pensare a una vera salute psichica.

Questo non vuol dire individualismo, non significa un chiudersi sé stessi; si può e si deve essere aperti agli apporti degli altri, alla comunicazione con gli altri, alla comprensione della loro diversità. 

Ma, come individualità interiore, come «proprio essere» bisogna essere sé stessi, in tutta la completezza che è possibile raggiungere.

Questa è la meta ed è appunto la via di individuazione; è un cammino misterioso che, operando nel profondo dell’animo, porta alla costruzione di sé stessi. 

Realizzare sé stessi e in tutte le parti, portare a termine questa costruzione vuol dire sentire e vivere la serenità e sentirsi completi e in armonia con sé stessi, con la propria storia, con gli altri.

Le più frequenti difficoltà

I manuali di psicologia o psichiatria sono ben ponderosi e riportano ogni tipo di disturbo, tuttavia occorre citare i più frequenti, probabilmente figli della distonia tra stili di vita ai quali ci sentiamo spesso obbligati e esigenze del mondo interno.

Ansia e panico sono ormai diffusi e ben rappresentano la distonia tra ciò che siamo profondamente e ciò che devo/voglio essere.

Il narcisismo, che è divenuto quasi un valore sociale attraverso il quale affermarsi, dandosi mete, stili comportamentali inautentici.

L’anoressia, conclamata o a «bassa intensità» che grazie anche alle immagini veicolate dai media, colpisce in particolare tante adolescenti.

Depressione, laddove non riusciamo a reggere il peso di ciò che ci sovrasta o ci comprime, quando non riusciamo a rompere i recinti che ci costringono.

Fobia, che ci consentono di «spostare» un aspetto irrisolto e problematico su oggetti, situazioni, persone, ma che anche ci limita la vita.

Disturbi isterici o istrionici, all’apparenza spesso così piacevolmente seduttivi ma in realtà limitanti della nostra e della altrui libertà e affettività.

Ossessività e compulsività, che ci impongono riti e stili di comportamento contratti e limitanti della vita e dell’affettività.

Difficoltà sessuali, che sovente teniamo segrete in omaggio alle fantasie collettive e personali.

Disturbi psicosomatici dei quali si potrebbe scrivere un lungo elenco, e che hanno sovente lo scopo di dirottare disagi e malattie sul corpo, che viene curato farmacologicamente ignorando la componente psichica che li sottende.

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