Glossario/1

Dopo aver pubblicato e commentato alcuni sogni credo sia necessario un poco di GLOSSARIO JUNGHIANO per facilitare la comprensione di alcuni termini utilizzati nella interpretazione dei sogni

OMBRA

Scrive Jung “la parte inferiore della personalità La somma di tutte le disposizioni psichiche personali e collettive che per la loro incompatibilità con la forma di vita scelta coscientemente, non vengono vissute e si uniscono a formare nell’inconscio una personalità parziale, relativamente autonoma con tendenze contrarie. L’ombra ha un atteggiamento di compensazione con la coscienza, perciò il suo effetto può essere tanto negativo che positivo”.

L’ombra è probabilmente il primo contatto che abbiamo con il nostro inconscio quando affrontiamo un percorso analitico, senza l’esplorazione, ovvero la presa di contatto con le nostre parti nascoste, rimosse, poco gradite, e la loro integrazione nella coscienza, non si avvia nessun vero percorso dentro sé stessi.

Un modo molto pratico, semplice e molto salutare, è il seguente: quando una persona con la quale abbiamo necessariamente a che fare, (un collega, un vicino, persino un parente), rappresenta un vero fastidio, persino un desiderio aggressivo se non di più, ecco… Sedetevi e scrivete tutto quanto pensate di lui, quanto di peggio e respingente pensate di quella persona.

Poi pensate che ciò che avete scritto probabilmente rappresenta vostre Ombre, ovvero parti che anche voi avete, magari in dosi minoritarie, ma le avete, rimosse, messe sotto il tappeto, nascoste in un cassetto, tuttavia le avete, non le desiderate, non cercate di farle vedere, ma le avete.

Idea inizialmente molto difficile da accettare, ma l’Ombra non si può cancellare, si può cercare di ignorare, ma essa prima o poi si farà sentire e tanto più violentemente quanto più abbiamo cercato di ignorarla, anche portandoci a pensieri e comportamenti sorprendenti o sconcertanti per noi stessi e per chi crede di conoscerti.

Spesso nei sogni si manifesta attraverso personaggi scomodi, persino turpi, che ben conosciamo nella vita reale, portatori di caratteristiche poco desiderabili con i quali nel sogno abbiamo a che fare, e che ci dicono: tu sei anche questo, oppure, spesso, siamo inseguiti da uomini neri, o zingari, ovvero gente lontana da noi per storia, cultura, abitudini, che vengono letti nel sogno come minacciosi (anche se spesso non ci fanno nulla di male)…mai ho ascoltato un sogno ove l’inseguitore minaccioso era uno…svedese biondo con gli occhi azzurri!

Ciò, politicamente, potrebbe anche spiegare fenomeni recenti, ma qui si va nella psiche collettiva…altro capitolo. 

In sintesi esplorare, accettare, riconoscere le nostre parti nascoste è il primo necessario passo per diventare sempre più onesti con sé stessi e gli altri, sempre più autentici.

Sogno/6

“È buio, guardo il mio psicologo: è in compagnia di una persona e sembra stiano facendo una seduta spiritica. Una ragazza, una fedelissima dello psicologo, mi accompagna fuori.

Passiamo su alcuni sassi un po’ aguzzi, sconnessi, poi dobbiamo abbassare la testa per riuscire a passare sotto una trave di cemento.

Subito dopo, una parete fatta di libri che dobbiamo scavalcare con attenzione perché i libri sono in equilibrio tra loro.

Riesco a passare senza far cadere nulla

In fondo alla stanza un water e riesco a fare pipì.”

In questo sogno si affronta un aspetto del lavoro psicoanalitico che, forse in un determinato momento, è stato vissuto come un poco “magico”, come se la risposta a problemi della sognatrice potessero risolversi “per magia”. La ragazza ignota che pare stia facendo la seduta spiritica altro non è che un alter-ego della sognatrice.

Ma presto arriva l’indicazione del mondo interno.

Nulla accade per magia, occorre un percorso, a volte non facile, passando su pietre aguzze, a volte bisogna “piegare la testa”, abbassare la parte razionale e cosciente per lasciare spazio al profondo, e occorre anche superare un muro di libri, la conoscenza, per poter accedere a qualcosa di più autenticamente nostro e profondo.

Solo allora riusciamo a… fare pipì, ovvero a scaricare le scorie inutili.

Sogno/5

“Volevo fare una passeggiata nel bosco. Aveva due ingressi, in uno si entra subito nel bosco, in un secondo ingresso si deve passare da una specie di ufficio portineria della forestale e il bosco è un po’ più lontano. Non avevo voglia di passare dalla portineria, non avevo voglia di incontrare gente. Entro dal primo ingresso, ma mentre mi inoltro nel bosco un grosso cane bianco mi abbaia, forse confino con una casa e lui è di guardia.

Il cane si avvicina e blocca la strada, io continuo lentamente per rassicurarlo, ma il cane mi afferra per un braccio senza mordermi. Proseguo ma vedo altri cani bianchi e grossi che abbaiano, provo panico e vedo una piccola volpe che si nasconde, ignorata dai cani. Allora decido di procedere, sono a metà del bosco e raggiungo il secondo ingresso, quello delle guardie forestali e ci sono anche esperti botanici che potrebbero aiutare, dato che sono a disposizione delle persone.”

Colpisce l’analogia dantesca, quando Dante (a metà della vita si inoltra nella selva) descrive l’incontro con le fiere, tra esse la lupa, che cercano di sbarrare il passo al Poeta che si affida a Virgilio.

Entrare nel bosco evitando la portineria non è utile, si incontrano cani, e uno di questi le afferra un braccio, ma non la morde, quasi a costringerla a modificare il percorso.

I cani, l’istinto amico, fedele, (bianchi / purezza) ignorano la piccola volpe, la parte istintiva della sognatrice, si rivolgono alla parte razionale, che deve modificare il comportamento, deve accettare di affidarsi a qualcosa/qualcuno che può aiutarla (i forestali o i botanici) che collaborano a riconoscere la varietà del bosco/psiche anche indicando il sentiero.

Si può affrontare il bosco/inconscio, lo si può attraversare, ma l’inconscio/follia ha bisogno di integrazione con la parte IO razionale.

Per dirla con la filosofia greca… realizzare il proprio demone… secondo misura di sé.

Sogno/4

“Sono disteso nel mio letto e sento una presenza a fianco, mi giro ma vedo solo un’ombra nera che mi sovrasta, e nel contempo sento una pressione sul petto che quasi mi toglie il respiro.

Cerco di alzarmi ma non ci riesco, come se fossi trattenuto da delle corde. Mi sveglio con molta ansia”

Sogno breve, ma molto intenso e carico di ansia. Il sognatore sta attraversando un periodo di solitudine anche se apparentemente la sua vita scorre normalmente tra lavoro e tempo libero.

Tuttavia, segnala che non vede nulla di nuovo o di bello all’orizzonte, vorrebbe avere una compagna, essere più attivo, ma, guardandosi attorno non vede persone interessanti, fatica a credere nelle proprie possibilità

Nel sogno, il “regista interno” segnala la minaccia di uno stato depressivo che incombe e che trattiene il sognatore su posizioni statiche, “legate” vincolate a un’idea di sé che va superata.

Sogno/3

“È condannato a morte, c’è una procedura pubblica, ma lui non ha sbagliato niente né dichiarato il falso. La notizia viene data in famiglia a tutti i parenti, tristezza generale, tuttavia i parenti appaiono rassegnati e facevano la loro vita.

Mentre passavano i giorni pensa…ma perché, e si sente combattuto tra il senso del dovere (accettare/condanna) dicendosi che è la regola o trasgredire.

Poi si dice che questa volta non rispetterà il comando, si darà alla macchia vivendo ai margini, fuori dalle regole.”

Il sognatore, molto impegnato nella vita lavorativa ove riveste ruolo importante, si sente stretto dalle convenzioni e dai doveri di ruolo, sente che non può contare su altri, deve percorrere la strada della sua unicità, che non necessariamente significa “darsi alla macchia” in senso proprio, quanto cercare in sé, e vivere, una sua parte autentica, svincolata dal pensiero collettivo, verso l’INDIVIDUAZIONE.Con questo termine intendiamo un processo di differenziazione che ha per meta lo sviluppo della personalità individuale, una necessità naturale che il sogno sollecita a capire e sviluppare mediante una costante integrazione riconoscimento e accettazione delle diverse parti della personalità.

Sogno/2

“Siamo in campagna nella zona della nonna materna. 

Volevo affittare una casa rifugio, ma i proprietari sono lontani. La casa fuori è vecchia ma dentro è molto bella con il camino.

Faccio vedere la casa a mia madre, ma per entrare bisogna accedere da dietro, dal magazzino e così arrivare alla stanza che le piace di più. Porto dentro mia madre e vedo due gattini, tengo in braccio quello più selvatico che però in braccio a me si addomestica.

Fuori c’è tormenta, vento, piccoli fuochi che però si spegnevano. 

Chiedo a mia madre un parere sulla casa, ma non capisco cosa dice.”

Notiamo una prevalenza di femminile, zona della nonna, madre, gattini (simbolo di femminile). 

La casa, vecchia fuori e bella dentro, rappresenta la sognatrice che, presa dalle cose del mondo e attenta al parere della madre, deve ancora pienamente prendere possesso di sé, tiene ancora in conto il parere collettivo (il fuori). Per ora è in grado di entrare (in sé stessa) dal retro, ossia da una porta non consueta.

Spesso occorre cercare strade non consuete e personali.

La femminilità del gattino selvatico che si addomestica rappresenta la sua femminilità che deve passare da uno stato “guerriero” con il quale risponde alle attese del mondo ad una più morbida accettazione del suo vissuto intimo.

La tormenta e il vento sono fuori, sono nelle cose del mondo, che spesso “bruciano come il fuoco”, ma che possono spegnersi quando si è in grado di percorrere la strada della propria realizzazione.

La sognatrice ha ancora bisogno del parere della madre, che tuttavia non si esprime, forse non gradisce le scelte autonome della figlia. Però nella casa è entrata, è bella, e il gattino si è addomesticato… la strada non è ancora terminata, ma è avviata

Sogno/1

I sogni che riporto vengono sinteticamente commentati al fine di offrire la possibilità, per chi legge, di apprezzare l’utilità del lavoro su sé stessi in chiave “terapeutica” ovvero disporre della possibilità di avviare un dialogo tra la nostra componente cosciente della psiche e quella profonda.

L’individuazione, il diventare sempre più sé stessi, passa dall’armonizzare il “dentro” con il “fuori”, ossia essere sempre più armonici tenendo conto di tutte le nostre parti psichiche.

SOGNO (1)

“Guardo un ring di pugilato ove si affrontano un pugile nero, muscoloso giovane, e un pugile bianco, un po’ in età, con la pancetta, piccolo.

L’arbitro è una donna, giovane, dai capelli neri.

Contrariamente alle attese, vince il bianco ai punti e il nero non si capacita.

L’arbitro si avvicina al nero e gli dice che deve ripensare, non cadere nel pregiudizio, che c’è dell’altro e che evidentemente il bianco è più preparato.

In queste immagini notiamo subito la dualità tra la parte “bianca” della psiche, cioè la parte a noi più nota e cosciente l’IO e l’OMBRA, qui non a caso personificata dal pugile nero, ossia la parte della psiche che nella nostra crescita non abbiamo accettato, abbiamo rimosso, nascosta sotto il tappeto.

L’averla nascosta, ignorarla, non significa che non c’è più, che è scomparsa.

C’è e ci sarà e, per dirla con il catechismo, è come ignorare il Diavolo, che pure è un Angelo seppur decaduto e precipitato negli inferi.

Ignorare l’ombra, non esplorarla, significa che le lasciamo la facoltà di agire senza il nostro controllo, di coglierci all’improvviso ponendoci in situazioni reali o psichiche difficili.

Nel sogno l’ombra, il nero, pur essendo forte, come spesso è forse l’ombra, non riesce tuttavia a vincere rispetto alla parte cosciente, il bianco, anche se questi è apparentemente fuori forma.

La regolarità dell’incontro è assicurata dall’arbitro donna, rappresentante dell’ANIMA ovvero di una istanza psichica positiva, femminile, in grado di offrire assistenza, mediazione, sentimento (è lei che consola alla fine il nero) affinché l’IO, più razionale, possa non farsi sovrastare dall’Ombra

In questo breve sogno c’è tutto il plastico muoversi e scontrarsi dell’inconscio.

Rendendocene conto e applicandolo ai fatti che hanno generato il sogno, possiamo goderne degli effetti “terapeutici”

Sogni

La via regia per l’inconscio… diceva Freud.

L’inconscio, questo sconosciuto, che non si vede con una risonanza o una TAC, eppure è più concreto della tastiera che utilizzo ora.

Uso spesso la similitudine con gli Appennini o le faglie che stanno una dozzina o ventina di chilometri sotto di noi, non si vedono ed è pure difficile immaginarli, tuttavia ci sono, e quando si muovono provocano terremoti.

Meglio non ignorarlo, l’inconscio, meglio dotarci di qualche strumento che ci aiuti a non farci cogliere di sorpresa

I sogni… lo strumento più diffuso che ci aiuta a viaggiare dentro di noi, nel profondo.

Tutti sogniamo, anche 3 o 4 volte per notte, ma ci ricordiamo quelli che affiorano nel momento in cui le onde cerebrali si modificano, oppure quando si tratta di “grandi sogni” che vogliono farsi ricordare nel tempo, oppure di sogni “medi” che facilmente dimentichiamo nell’arco della giornata, salvo che un episodio, una parola, un gesto, li facciano riaffiorare di colpo con nostra sorpresa.

Ma…chi fabbrica i sogni?

Siamo noi a fabbricarli, è il nostro mondo profondo, le nostre “faglie sotterranee” o meglio quello che io chiamo “il regista” che, per chi ha pratica di parrocchia si potrebbe chiamare il “direttore spirituale”. È quel NOI profondo, che è lì dalla nascita, che ha visto e ascoltato tutto, anche ciò che non ricordiamo, e che sa ciò che ci occorre in quel dato momento per tenere la barra dritta.

Per questo il sogno è spesso scomodo, apparentemente assurdo, ci tira le orecchie, ci fa notare ciò che preferiremmo non sapere di noi, ci mostra ciò che potrebbe accadere se persistessimo in un certo indirizzo, oppure ci indica, o ci fa valutare alternative.

Il sogno è TERAPEUTICO e so bene che ciò sulle prime suona strano se non assurdo, perché in genere pensiamo la terapia costituita da pillole, gocce, se non operazioni chirurgiche. Il sogno è terapeutico perché ci aiuta a tenere diritta la barra psichica della nostra vita e a indirizzarla verso ciò che veramente ci serve, ci armonizza, ci fa star meglio con noi stessi e con gli altri

Inizio con questo scritto a parlare di sogni, e per alcune “puntate” ne parlerò anche con illustrazione di sogni reali esposti in modo assolutamente anonimo.

Riflessioni e pensieri

Eva

Essendo questo il primo scritto mi è parso doveroso dedicarlo alla prima donna.

Eva come rappresentante dell’ANIMA.

Di lei molto si è scritto e tutti ricordiamo l’epoca catechistica ove Eva appariva colei che indusse Adamo al peccato e alla perdita del Paradiso terrestre. Peccato che rapidamente veniva semplicisticamente tradotto, per noi bambini, in sessualità da vedere come peccato, mentre il povero serpente era strumento.

Il serpente in versione onirica spesso compare quando il mondo profondo vuole portare all’attenzione contenuti profondi, ancora indistinti e inconsci. Tuttavia, non sempre il serpente è negativo nel sogno, basti pensare che è anche simbolo in medicina e persino nelle antiche rappresentazioni dei primi cristiani. lo stesso Cristo era così rappresentato.

Ma torniamo a Eva, al serpente e all’albero. Jung parlò saltuariamente della Genesi, ma l’albero può essere paragonato al filosofico e alchemico Albero della vita simbolo di individuazione e il serpente appare portatore di conoscenza e saggezza: è lui che sa cosa accadrà. Mangiando la mela Eva e Adamo si aprono alla conoscenza.

Secondo SANFORD il serpente aiuta i due a liberarsi da lato “diabolico” di Dio, che come “grande padre” vuole tenere prigionieri nel Paradiso le sue creature (pensiamo a quanti padri non desiderano davvero la crescita e la libertà dei figli). 

Adamo ed Eva conoscono la morale, il bene e il male solo attraverso il serpente e la strada della conoscenza inizia solo mangiando la mela, solo così si avviamo sulla conoscenza degli opposti che tanto insistono nella nostra psiche.

Tuttavia la conoscenza è anche arroganza verso Dio e alla conseguente inflazione dell’IO con il quale, dimenticando le profondità della psiche, crediamo di gestire tutto il nostro vivere.

Eva può anche essere vista come inconscia immagine della Madre che racchiude autosufficienza di bene e male (quanti figli sono bloccati nella tela tessuta dalla madre!)

Infine una considerazione “teologica”: nello sviluppo delle religioni si incontra spesso una Dea Madre sorgente di vita e solo dopo, quando la comprensione dei ruoli sessuali è avanzata prende vigore una sorta di crescita del “bambino” che si rivolge a un Dio padre.