Sogno/12

Tempo di virus 

Ho già avuto modo di scrivere che questo tempo di virus ha profondamente mutato il contenuto dei sogni di parecchie persone, un “inconscio collettivo” che sollecita molti a concentrarsi su sé stessi.

“Cammino lungo un viale costeggiato da cancelli, piove, mi bagno, ma vado avanti.

Avevo una meta, non ricordo bene quale, capisco che devo tornare indietro, sono in ritardo, incontro dei vigili che però non mi fermano.”

Il mondo interno ricorda al sognatore che i tempi sono cambiati: le mete egoiche del mondo non sono più chiare e anzi lui si trova separato da una lunga cancellata, i due mondi, esterno e interno, non comunicano

Deve tornare indietro verso sé stesso, verso una maggiore autenticità. I vigili, che rappresentano un aspetto normativo del mondo, che lo vuole adeguato alle richieste collettive, ora non lo fermano. Può procedere verso sé stesso anche se la meta non è ancora chiara.

Photo by Matteo Catanese on Unsplash

Epoca di virus: riflessioni

Quelle che seguono sono alcune riflessioni che ho pubblicato sul mio profilo Facebook durante la pandemia di Covid-19 e la quarantena imposta a tutti noi.

Riflessione/2

Bambini-Adolescenti

In questa epoca di spaesamento con tanti bambini e ragazzi a casa c’è la possibilità di parlare, di far vedere loro che nella vita non è tutto dovuto c’è anche l’incertezza. In uno dei suoi scritti (Il disagio della civiltà) Freud suggeriva di non nascondere ai bambini che nella vita c’è anche il dolore e la morte. Quando ero bambino era normale accompagnare mia madre ogni tanto al cimitero e mi era chiaro che esisteva anche la morte. Senza instillare pessimismi è utile che i bambini sì facciamo l’idea che non è tutto garantito, che non ci sarà sempre una madre o un padre a proteggere. Non ci sarà sempre qualcuno che risolve loro il problema prima ancora che si presenti. Oggi dunque abbiamo la possibilità di parlare pacatamente anche di questo. Di avere persino un maggior tempo domestico da dedicare ai figli, persino leggere con loro, persino accorgerci che i libri aiutano a dare un nome ai sentimenti. Se conosciamo i sentimenti sapremo dare anche un nome a quelli meno piacevoli, potremo disporre di mappe emotive per affrontarli. Questo tempo forzato può diventare anche un tempo utile.

Epoca di virus: riflessioni

Quelle che seguono sono alcune riflessioni che ho pubblicato sul mio profilo Facebook durante la pandemia di Covid-19 e la quarantena imposta a tutti noi.

Riflessione/1

Continuo il mio lavoro attraverso video chiamata a WhatsApp, e devo dire che risultano utili positive gradite. Rispetto al lavoro in studio occorre persino una maggiore concentrazione.

Con qualcuno ho detto che questo virus per certi versi è paragonabile all’inconscio.

So bene che quando parlo di inconscio, almeno le prime volte, chi mi ascolta può rimanere perplesso quando dico che l’inconscio non si vede, la nostra logica razionale non lo contempla, tuttavia l’inconscio è come il virus, e se lo ignoriamo sono guai.

Guai concreti oggi se ignoriamo le prudenze, guai concreti in termini psichici se ignoriamo.

L’inconscio. Esso è in grado di scardinare l’IO ovvero è in grado di mettere pesantemente in crisi tutta la nostra parte razionale organizzativa gestionale con la quale presuntuosamente a occhi aperti pensiamo di gestire la nostra vita senza rendersi conto che L’IO È solo la parte più superficiale della psiche. Allo stesso modo il virus ha rapidamente scardinato l’ordine sociale ed economico. Le certezze sono liquefatte. Così come nel lavoro psicologico quando l’inconscio ci interroga pesantemente per modificare la nostra vita psichica e reale così il virus ci obbliga e sperabilmente ci obbligherà a modificare uno stile di vita che ci riteneva onnipotentiLa parola “crisi” deriva dal greco “crisis” che sta per modifica-cambiamento.

Sogno/11

“Sono a casa dei miei genitori, cerco mio padre ma, non lo trovo. Mi affaccio alla finestra e lo vedo lontano nel podere, ad almeno 400 metri di distanza. Sta lavorando con il trattore.

Poi la scena cambia: sono in casa ma vedo che mia madre ha regalato due ceste di pane avanzato a GM e mi innervosisco.”

Siamo di fronte al rapporto del figlio con le figure genitoriali.

Il padre, nel sogno, viene scorto a lavorare nel podere che pare lungo almeno 400 metri, ma in realtà non è più così. Quella era la dimensione della piantagione quando il sognatore era bambino, ora le dimensioni sono ridotte a favore di altre colture.

In padre viene allontanato [è ormai ora!] e comunque era stato percepito come “lontano” in quanto molto dedito al lavoro.

La madre invece regala pane, ovvero il frutto del lavoro, che però non viene dato al figlio ma a un altro uomo [simulacro del padre?] provocando edipico nervosismo che non riesce ancora a sfociare in protesta, o adulto distacco. 

Nella realtà si tratta di due normali onesti genitori, molto presi dal lavoro all’interno di una cultura contadina, ma il figlio ha comunque patito una certa distanza e al tempo stesso controllo che lo ha mantenuto all’interno del complesso genitoriale nella posizione di “figlio”.

Ora deve superare questo “ancoraggio” alla famiglia, muoversi con sempre maggiore autonomia, utilizzando sempre meno il “figlio” e dando spazio al “maschile” diventando sempre più genitore di sé stesso.

Sogno/10

SOGNO 10

“Sono in ufficio, il mio capo mi dice che ho sbagliato ma non capisco il contesto. Allora lui mi dice che devo farmi suggerire un buon metodo di lavoro dalla collega M, ma io – pur dicendogli di sì per farmi lasciare in pace – non hointenzione di rivolgermi a M, oppure lo farò proforma, perché M non gode della mia stima, è troppo bambolina, sempre sorridente e giuliva, con tanto di foto dei figli in bella mostra sulla scrivania.” 

La sognatrice, donna forte, decisa, molto autocentrata, dice di sé che il suo modello è il padre, a suo tempo capace, da piccolo artigiano, di impiantare una piccola media azienda con buon successo. Lei unica femmina, con altri tre fratelli, deve/vuole disporre di autonomia sul lavoro, vuole essere riconosciuta e ascoltata, diffida delle donne che definisce in modo dispregiativo “troppo gné gné”. Nel sogno il capo, uomo che definisce un po’ debole ma preparato, le chiede di farsi aiutare da una collega rappresentante del femminile.

Lei donna-maschio, che lascia fin troppo spazio all’archetipo dell’ANIMUS (ovvero la parte maschile della donna), fatica ad accogliere ciò che le servirebbe, ovvero incrementare, valutare la parte femminile della psiche.

Sogno/9

“Sono in ufficio, sto rispondendo a due telefoni quasi contemporaneamente. Mi sento irritato perché dall’altra parte non capiscono quello che dico di fare. Improvvisamente entra Maria (nome di fantasia) che mi da un biglietto con una scritta mutante, mi pare di leggere «ti voglio amare, ti devi avvicinare a me».”

Il sognatore, uomo-manager, con responsabilità di un certo rilievo in azienda, si rivolge allo psicologo perché avverte un senso di inadeguatezza generale che non sa spiegarsi, è più irritabile, scontroso, persino duro verso i collaboratori anche se il lavoro scorre e gli da soddisfazioni economiche.

Anche a casa il rapporto con moglie e figli risente di questo stato d’animo.

Il sogno evidenzia la necessità che la persona sia in grado di concedere spazio all’ANIMA, ovvero alla parte più morbida, affettiva, femminile della personalità.

In questa fase della vita ha molto accentuato il “maschile” nella sua accezione più ruvida, ordinativa, inappellabile.

Una parte di sé si ribella e contesta (al telefono dall’altra parte non lo capiscono)

Entra una sua segretaria, che descrive efficiente ma anche calma, femminile, ovvero una “attrice” che personifica l’ANIMA del sognatore.

E l’ANIMA gli chiede di essere amata e di avvicinarsi, di inserire dosi di femminile, di sentimento, di vedersi e vedere sé e gli altri non solo attraverso la corazza e l’armatura maschile

Glossario/3

GLOSSARIO JUNGHIANO 3

ANIMA

Con il termine ANIMA si intendono le tendenze psicologiche femminili della psiche dell’uomo, cioè sentimenti, emozioni, atteggiamenti vaghi, anche imprecisi, ricettività dell’irrazionale, amore di sé, sentimento e atteggiamento verso l’inconscio Il carattere dell’ANIMA e la sua struttura trae ispirazione dalla madre.

Se la madre è stata percepita negativamente o non del tutto positiva, vedremo irritazione, insicurezza, emotività: non valgo … niente ha senso.

Nell’uomo troveremo osservazioni velenose, atteggiamenti donneschi, svalutazione della vita, aggressività poco controllata, svalutazione delle donne

L’ANIMA adempie quello che la logica dell’uomo non riesce a individuare, ponendosi come mediatrice tra mondo interiore e realtà esterna, aiutando l’uomo ad affrontare sentimenti, speranze, fantasie.

È molto comune constatare come in molte iniziative (corsi di yoga, incontri ove si parla di spiritualità, incontri sulla genitorialità, o il matrimonio ecc.) si trovi nel pubblico una netta maggioranza di donne.

Le donne funzionano a “eros-sentimento”, gli uomini a “logos-pensiero” e questi ultimi fanno spesso una dannata fatica a scendere nell’intimo della psiche.

Nel corso del lavoro psicologico sono spesso gli uomini che chiedono: cosa devo fare?

Hanno bisogno di concretezza, di risultato che si tocca, possibilmente in tempi brevi e certi.

È necessario, per l’uomo-maschio, vedere, “sentire” il proprio lato femminile che lo può rendere più morbido, accogliente, sensibile, persino più seducente dell’uomo-muscolo. Molto spesso gli uomini per riuscire ad accedere alla propria ANIMA hanno bisogno di transitare da una donna della quale si innamorano, o da una figlia o una nipote che risvegli la loro parte sopita di tenerezza femminile.

Non è inconsueto che un uomo sposato quando inizia una storia clandestina dica “con Lei (quella nuova) posso finalmente essere me stesso”, il che in genere significa che il nuovo incontro gli consente di accedere all’ANIMA, dimenticata in un cassetto del matrimonio, e di parlare a sé stesso, alla propria parte emotiva e affettiva femminile attraverso l’altra.

Obiettivo di un percorso psicologico, anche grazie al lavoro sui sogni, è anche quello di riscoprire o scoprire quella morbidezza che il Dio Marte-Uomo non si è concesso.

Sogno/8

“Mi trovo nella stalla, un tempo i miei tenevano le mucche. Una di esse (o un toro?) particolarmente grossa, dava segni di nervosismo, e io le stavo lontano perché avevo paura potesse farmi male. A un certo punto la mucca si libera e comincia a vagare per la stalla ma non si avvicina a me, si vede che è nervosa ma mi evita. 

Poi cambia la scena e sono in una stanza e vedo su un lettino una ragazza nuda che è disponibile per chiunque. Un ragazzo che conosco sta con lei e anzi compie gesti sessuali “inconsueti”, io guardo, non oso associarmi e mi sveglio”.

In effetti la famiglia del sognatore ha avuto, quando lui era bambino, un piccolo allevamento di mucche. L’amico che si accompagna alla ragazza frequentava lo stesso gruppo del sognatore, un gruppo di bravi ragazzi, dediti al volontariato e ad attività parrocchiali, salvo poi staccarsi per proseguire una vita del tutto normale creandosi una famiglia, il lavoro e interessi propri.

Nel sogno si affaccia un deciso complesso materno-genitoriale.

Forse era un toro/padre a minacciarlo?

Più facilmente si tratta dell’archetipo materno (mucca-latte) che non necessariamente è incondizionatamente la mamma buona.

In ogni caso si manifesta un legame che si sta facendo strada dall’inconscio e che ancora condiziona il sognatore. Infine si fa strada un’altra considerazione, ovvero in virtù di questo legame l’eros (che qui si manifesta come sessualità cruda e poco filtrata) non è agito, se non con figure d’Ombra.

Occorre quindi che il legame genitoriale venga allentato, ci si allontani per approdare ad una individuazione più netta ove anche l’eros- spirito di vita (dunque non solo sessualità) trovi possibilità di manifestarsi per transitare da una posizione ancora di parziale dipendenza, ad una di più adulta libertà.

Glossario/2

GLOSSARIO JUNGHIANO 2

Il SÉ

Da “L’uomo e i suoi simboli”

“Il SÉ può essere definito un principio interiore di guida distinto dalla personalità conscia, e tale che può essere individuato solo tramite l’interpretazione dei sogni dei vari soggetti.

I sogni dimostrano che esso è il centro regolatore che determina la maturazione e l’espansione costante della personalità. […] Fino a che punto in concreto esso possa svilupparsi dipende dalla circostanza che l’ego sia, o meno, disposto a seguire i messaggi che gli giungono dal Sé. […]

Se l’uomo segue gli impulsi dell’inconscio può arrivare a questo meraviglioso risultato: la vita, in precedenza opaca e corrotta, si trasforma in una avventura interiore ricca e senza limitazioni, colma di possibilità creative.”

Sin qui Jung.

Per quanto posso aggiungere guardando alle esperienze personali e al lavoro di studio, credo che la prima grande difficoltà risieda nel credere (non in modo fideistico) o meglio nel “sentire” che oltre all’esperienza quotidiana, concreta, fatta di azioni e pensieri consci (!?) vi è altro che preme dentro di noi.

I sogni sono spesso molto significativi. Occorre però avere il coraggio, il grande coraggio di svincolarsi dalle certezze, per osare qualche passo diverso, anche quando il resto del mondo che ci ha conosciuto e al quale abbiamo mostrato una certa immagine, si mostrerà stupito, rimproverante se non colpevolizzante.

Occorre avere il coraggio di essere un po’ più felici.

Sogno/7

“Vado a casa del vecchio psicologo, ora deceduto, che ho frequentato a lungo in passato e del quale ho profonda stima. La casa è grandissima e molto più bella che nella realtà.

Una ragazza, più giovane di lui di molti anni, mi affronta in modo aggressivo: «Cosa vuole?»

«Ho bisogno dello psicologo», rispondo.

Guardo e vedo che lo psicologo resta lontano con lo sguardo, anzi severo, e si allontana.

Mi sento abbandonato, mi sdraio a terra, protesto, mi sento molto turbato, ma lo psicologo non riappare”

Il sognatore ha lungamente frequentato una terapia con un bravo psicologo ora deceduto.

Ne aveva grande stima, lo considerava un padre buono e severo al tempo stesso, ben diverso dal padre naturale.

Tuttavia si era creata una sorta di dipendenza, rassicurante ma anche invischiante. Dopo la scomparsa del primo psicologo si è rivolto a me, ma il lavoro che ho cercato di impostare, ha anche lo scopo di fargli apprezzare la propria capacità e autonomia, anche rispetto allo psicologo.

In questo sogno, il mondo interno da un lato gli mostra quanto ancora sia presente la sua dipendenza da quella figura, dall’altro gli indica la strada.

L’Anima si ribella alla dipendenza, e mediante la ragazza aggressiva, gli impone di svalutare lo psicologo, che nel sogno non si cura di lui, se ne va e non riappare.

Questo è ciò che gli serve: smettere di considerarsi dipendente per avviarsi verso una sua maggiore autonomia e percepirsi con rinnovata capacitò di affrontare da solo la vita.